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Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista Yoga Journal Italia, per la rubrica di Swami Joythimayananda dal titolo Laboratorio di Ayurveda.

Un Vaidya (sapiente in Ayurveda) per definire lo stato di una malattia o le condizioni generali di un paziente si serve di un insieme di strumenti diagnostici chiamati Astavida pariksha (in sanscrito “otto esami”), che si basano sull’osservazione e l’interpretazione di otto aspetti specifici della persona. Ad alcuni di questi “metodi” abbiamo dedicato attenzione nel corso di precedenti numeri di questa rubrica (come nel caso dell’ascolto del polso, o Nadi, considerato il metodo più completo utilizzato dai medici ayurvedici per monitorare il funzionamento degli organi vitali, o del Jiva pariksha, l’esame della lingua, un ottimo indicatore per verificare lo stato di armonia degli organi del corpo).

Tra i restanti strumenti diagnostici segnaliamo: Netra e Drusti, osservazione della vista e dello sguardo; Sparsha, palpazione tattile che permette di individuare anomalie nei tessuti e negli organi del paziente; Shabda, ascolto della voce, lo strumento che trasporta l’energia all’esterno, che permette di individuare lo stato e la forza dell’anima; Mutra, osservazione dell’urina, ottimo indicatore per evidenziare eventuali squilibri dei Tridosha; Purish parikisha, l’analisi delle feci, particolarmente efficace per verificare la quantità di tossine nell’organismo.

In questo numero dedichiamo attenzione all’ultimo di questi metodi, Akurti pariksha, ovvero l’osservazione generale di corpo, mente e anima, che si basa sul principio che il corpo è olografico: ogni parte di esso, cioè, rispecchia l’integrità generale del sistema.

Analisi del viso in generale (Muka pariksha): un volto ben proporzionato, solare, sorridente e con occhi lucidi rispecchia una buona condizione dell’anima, a differenza di un viso corrucciato, con pieghe, rughe, solchi nella pelle o un colorito spento e opaco.

Fronte: rughe in senso verticale sono indice di una condizione di pita in squilibrio, da ricollegare in modo diretto alla condizione del fegato; rughe orizzontali segnalano uno squilibrio dovuto a preoccupazione che crea problemi a livello della milza. Una linea al centro delle sopracciglia, nel punto in cui il naso incontra la parte inferiore della fronte e delle sopracciglia stesse, riflette la condizione di uno stomaco che lavora poco, o troppo, o male.

Occhi (Netra e drusti pariksha): il colore, la misura e la forma dell’iride, rivelano la mappa di tutti gli organi interni del corpo. Un’iride piccola segnala eccessiva assunzione di sale o zucchero, oppure, nell’età adulta, è indice di stress fisico. Se invece l’anello è blu-azzurro possiamo dire che la condizione dell’anima della persona è sana e correttamente equilibrata. Macchie nere o brune nell’iride indicano che nell’intestino c’è scarso assorbimento di ferro, mentre borse e occhiaie evidenziano un affaticamento dei reni.

Labbra (Oshtha): le pieghe tra labbro superiore e naso, con eventuali piccole rughe su tutta la zona del labbro superiore, indicano una condizione di squilibrio del colon.

In generale, le labbra dovrebbero sempre presentarsi umide. Se sono secche e screpolate indicano disidratazione e indebolimento del corpo. Se sono pallide sono un indicatore di anemia, mentre se presentano macchie possono manifestare la presenza di eccessive tossine nell’intestino (nel caso in cui le macchie siano congenite non devono destare preoccupazione). Talvolta anche la presenza di vermi intestinali può rivelarsi attraverso le macchie, accompagnate da sintomi di stanchezza, mancanza di appetito, dimagrimento, rumori intestinali. Se le labbra assumono un colorito bluastro possiamo essere in presenza di problemi cardiaci, se invece si caratterizzano per una colorazione giallognola sono il sentore di una disarmonia a livello epatico.

Dimmi che orecchie (e che naso, e che mani) hai e ti dirò che Dosha sei

Orecchie: se lunghe o piccole, con un lobo distaccato o poco carnoso, indicano la dominanza di vata; al contrario il lobo attaccato e orecchie carnose o grosse indicano la dominanza di kapa, mentre la tendenza all’arrossamento è indicativa di pita.

Naso: appuntito è caratteristico di pita, arrotondato può indicare kapa, ricurvo può essere messo in relazione con vata.

Mani: rappresentano per il Vaidya una cartina tornasole sullo stato di salute generale di un paziente, poiché proprio nelle mani si possono trovare le zone riflesse dei nostri sistemi, organi e apparati. Per esempio prestando attenzione alla temperatura, alla qualità della pelle e a eventuali malformazioni, è possibile stabilire quali parti del nostro corpo sono in sofferenza: l’attaccatura del polso corrisponde alla cavità pelvica, all’apparato escretorio e riproduttivo; la punta estrema delle dita corrisponde alla nostra testa; la zona centrale del palmo è rivelatrice della cavità addominale; la parte alta del palmo ha corrispondenza con il torace, mentre l’attaccatura delle dita trova corrispondenza con la gola.

Unghie e dita: predominanti e convesse indicano cuore e polmoni delicati, se sono concave suggeriscono una carenza di ferro, pallide sono sentore di anemia e debolezza, mentre il rossore è sintomo di un eccesso di globuli rossi. La diagnosi può essere ampliata mettendo in relazione l’unghia con il dito di riferimento. Ogni dito, infatti, corrisponde a un organo: il pollice al cervello e al cranio, l’indice ai polmoni, il medio all’intestino tenue, l’anulare ai reni, il mignolo al cuore.

Punti varma e ciclo mestruale

Nella mano ci sono alcuni punti varma che, se stimolati, si rivelano molto utili per regolarizzare il ciclo mestruale. Anticamente in India veniva praticato un rito particolare nel quale venivano fatti muovere velocemente mani e polsi indossando diversi braccialetti d’oro, d’argento e con palline di vetro. Questi braccialetti, sfregandosi tra loro, emettevano un suono e una vibrazione in grado di calmare il sistema nervoso e ristabilire l’equilibrio del ciclo mestruale, donando sollievo e calmando la mente.